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Comune di Vedano al Lambro

DON PRIMO MAZZOLARI

Don Primo Mazzolari

Primo Mazzolari nacque il 13 gennaio 1890 al Boschetto, nella periferia di Cremona, da una famiglia di piccoli coltivatori della terra.

A 12 anni entrò in Seminario, sentendo il desiderio di diventare il prete dei poveri, attratto anche dalla grande figura del suo Vescovo Geremia Bonomelli.

Fu ordinato prete il 25 agosto 1912 a Verolanuova, nella bassa bresciana, dove la sua famiglia si era trasferita per motivi di lavoro. Dopo un anno di ministero in mezzo al popolo, gli fu affidato l’insegnamento delle lettere nel ginnasio del Seminario e all’inizio della prima guerra mondiale nel 1915, dopo la morte del fratello Peppino sul Sabotino, chiese di andare al fronte come Cappellano militare. Partì nel maggio del 1918 per la Piccardia (Francia), fu trasferito poi nell’Alta Slesia (Polonia) dove rimase fino all’agosto del 1920.

Al ritorno dalla guerra fu parroco per un anno di una parrocchia di Bozzolo, nel mantovano, poi, per dieci anni, a Cicognara, ancora nel mantovano, infine ritornò a Bozzolo come parroco delle due parrocchie riunite, e qui rimase fino alla morte.

Fiero oppositore del fascismo, nel 1943 collaborò coi partigiani e prese parte alla Resistenza; ricercato dai nazifascisti dovette vivere nascosto per otto mesi sotto il campanile fino alla Liberazione.

Don Mazzolari fu oratore e polemista, scrittore e giornalista, difensore dei poveri, assertore della libertà contro ogni totalitarismo di destra e di sinistra, propugnatore della fraternità al di là della diversità di opinione e della condizione sociale, costruttore della pace nella patria e fra tutte le nazioni del mondo.

Sostenne fin dal 1940 il diritto all’obiezione di coscienza e fin dal 1950 la condanna di ogni guerra; dopo l’esperienza di due guerre mondiali si era convertito dall’interventismo al pacifismo.

Nella Chiesa fu apostolo dei lontani e precursore dell’ecumenismo, e insegnò ai cristiani ad incarnare la Parola di Dio nella vita personale e nella vita sociale. Fu perciò un profeta del Concilio Vaticano II di cui troviamo molte anticipazioni nel suo giornale “Adesso” e nei suoi libri: “La più bell’avventura”, “Il Samaritano”, “La Via Crucis del povero”, “Tempo di credere”, “Impegno con Cristo”, “La pieve sull’argine”, “La parola che non passa”, “La Parrocchia”, “Tu non uccidere”, “Rivoluzione cristiana”.

Nella Chiesa conobbe spesso l’incomprensione e la disapprovazione, talvolta anche da parte dei suoi superiori. Prima di morire ebbe la consolazione dell’incontro con Papa Giovanni XXIII che, abbracciandolo, lo definì “La tromba dello Spirito Santo in terra mantovana”.

Fu colpito da ictus cerebrale mentre spiegava il Vangelo domenicale al suo popolo di Bozzolo e morì a Cremona dopo una settimana, il 12 aprile 1959.

Ad oltre 40 anni dalla morte il suo messaggio di giustizia, di pace, di libertà, d’impegno per i più poveri possiede un’attualità e un’importanza che rendono grande la sua figura in Italia e nella Chiesa.